lunedì 27 aprile 2026

Ponte Molinello bloccato, vite a rischio: il TAR della Calabria merita l'inferno dell'indifferenza


Addio al Prof. Antonio Trento: uomo giusto, coscienza libera, voce coraggiosa contro l’indifferenza

PONTE MOLINELLO BLOCCATO, VITE A RISCHIO: IL TAR DELLA CALABRIA MERITA L’INFERNO DELL’INDIFFERENZA

L’ORGANIZZAZIONE DI VOLONTARIATO RICORDA COMMOSSA IL PROF. ANTONIO TRENTO E RILANCIA LA PROPRIA BATTAGLIA E DENUNCIA IL PECCATO DI OMISSIONE DEL TAR DELLA CALABRIA

 

CATANZARO, 27 aprile 2026 – L’Organizzazione di Volontariato “Basta Vittime sulla Strada Statale 106” vive uno dei momenti più dolorosi e più tristi dalla sua fondazione. Nella giornata di ieri è venuto a mancare il Professore Antonio Trento, già componente del Consiglio Direttivo e membro onorario della nostra Organizzazione. Una perdita che ci colpisce profondamente, che ci ferisce nell’animo e che priva la Calabria di una delle sue coscienze civili più limpide, più coraggiose e più autentiche.

Il nome di Antonio Trento resterà per sempre legato a una vita spesa al servizio degli altri, alla dignità del dolore trasformato in impegno, alla forza morale di chi non si è piegato davanti alla tragedia.

Dopo la terribile notte del 30 dicembre 2003, quando perse il figlio Giuseppe e il caro amico Claudio Mazzietello, entrambi appena ventiseienni, in un drammatico incidente avvenuto lungo la Strada Statale 106, sul Ponte Molinello, Antonio Trento ha scelto di percorrere la strada più difficile e più nobile: reagire, lottare, battersi affinché nessun altro padre, nessun’altra madre, nessun’altra famiglia dovesse conoscere lo stesso abisso.

Da Presidente dell’associazione di volontariato “Capodanno in Paradiso”, e contestualmente da autorevole componente del Consiglio Direttivo della nostra Organizzazione, ha incarnato il senso più alto della cittadinanza attiva: trasformare il dolore privato in una missione collettiva.

Antonio Trento non fu mai uomo di comodo. Non cercò mai applausi. Non piegò mai la schiena davanti al potere. Disse sempre la verità, anche quando la verità faceva male. Lo fece con straordinario coraggio il 3 giugno 2021, durante la trasmissione nazionale di LA7 L’Aria Che Tira, allora condotta da Mirta Merlino, quando pronunciò parole destinate a restare scolpite nella memoria civile di questa terra.

«Sono convinto che tantissimi funzionari e politici calabresi finiranno all’inferno. E finiranno all’inferno non perché hanno ucciso o hanno sparato come la mafia ma perché non hanno fatto quello che dovevano fare quando dovevano farlo. Nonostante le popolazioni, i sindaci, i comitati, le famiglie vadano tutti i giorni a ricordargli che prendono uno stipendio per fare delle cose e questi non fanno niente».

Parole dure. Parole vere. Parole che nascevano non dall’odio, ma dalla giustizia. Ed oggi, nel ricordarlo, non possiamo tacere una nuova e gravissima ferita inferta alla sicurezza stradale sulla Statale 106. Siamo convinti che gravissime responsabilità morali ricadano su quanti, all’interno del TAR della Calabria, hanno accolto il ricorso di un privato, concedendo la sospensiva e bloccando i lavori di messa in sicurezza del Ponte Molinello di Cariati.

Un’opera fondamentale. Un intervento atteso da oltre dieci anni. Un progetto che, dopo un decennio di denunce, battaglie e richieste, aveva finalmente ottenuto il finanziamento, l’approvazione del progetto esecutivo, il completamento delle procedure amministrative e finalmente l’avvio dei lavori. Subito fermati. Tutto paralizzato. Tutto nuovamente sacrificato sull’altare di una burocrazia che troppo spesso dimentica che dietro le carte ci sono vite umane.

Siamo altresì indignati per il comportamento del CTU incaricato dal TAR, che ad oggi non ha ancora depositato la propria memoria tecnica nonostante ben due proroghe concesse nei tempi istruttori. Questo immobilismo è intollerabile. Questo silenzio è offensivo. Questo ritardo è pericoloso.

E sia chiaro: se i lavori non verranno immediatamente sbloccati e conclusi, la nostra Organizzazione si rivolgerà al Consiglio di Stato e, se necessario, successivamente alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Faremo conoscere questa vicenda all’intera Nazione. Perché nessuno ha il diritto di condannare un territorio all’insicurezza e all’abbandono.

Ma oggi, prima ancora della battaglia, c’è il dolore.

C’è il vuoto lasciato da un uomo giusto. C’è il ricordo di un padre che seppe trasformare la tragedia in speranza, la sofferenza in testimonianza, il lutto in lotta civile. Vogliamo ricordare il Prof. Antonio Trento così: come un uomo che non andrà all’inferno, perché ha fatto fino all’ultimo ciò che doveva fare. E vogliamo farlo con le parole che amava ripeterci, tratte dagli Atti degli Apostoli: «Alzati! Ti costruisco testimone di quel che hai visto!».

Ecco chi era Antonio Trento. Un testimone. Un uomo libero. Un esempio. Da oggi ci mancherà la sua voce. Ma non ci mancherà il suo insegnamento. Perché continuerà a camminare con noi ogni volta che ci alzeremo contro l’indifferenza, contro l’ingiustizia, contro il silenzio.

Addio Professore. La terra ti sia lieve. Noi continueremo la tua e nostra battaglia.

 

Organizzazione di Volontariato “Basta Vittime Sulla Strada Statale 106” – 27 aprile 2026


0 commenti:

Posta un commento